da La Nazione: http://www.lanazione.it/firenze/brandimarte-chiude-sfogo-artigianato-1.1987353

Ho piantato gli alberi davanti a casa mia. Io questa città non la voglio vedere più – Ci siamo arresi. Ci stavamo riempiendo di debiti. Spero di sbagliarmi, ma l’artigianato artistico a Firenze è finito. Nessuno ha alzato un dito per sostenere la nostra impresa e quella dei nostri colleghi artigiani, i tanti che hanno già chiuso e quelli che chiuderanno a breve. Non so cosa dovrebbe fare il Comune, ma so che hanno rovinato questa città […] Firenze non è più il gioiellino per i turisti. La nostra città è fatta di grandi marchi di abbigliamento e pizza a taglio.”

Cosi ha parlato la Signora Guscelli, fondatrice insieme al fratello Stefano, della Brandimarte.

Molta rabbia, frustrazione e dolore nelle parole della Signora. Rabbia contro il comune e forse contro le istituzioni tutte. A sentir lei, la colpa e’ tutta degli altri. In verita’ le ragioni e le colpe della cessazione di questa azienda sono da ricercare nell’impreparazione dei titolari nel fare impresa nel ventunesimo secolo, in un era di mercati globali, in un era dove la qualita’ del prodotto, sa sola, non basta piu’. Vi spiego perche’, rispondendo ad alcune cose che ha detto:

Ci stavamo riempiendo di debiti.

Avete messo i soldi nelle risorse sbagliate oppure le risorse erano giuste ma inefficaci. Marketing estero e’ quello su cui dovevate investire.

Spero di sbagliarmi, ma l’artigianato artistico a Firenze è finito.

L’artiginato artistico di Firenze non finira’ se gli artigiani e gli imprenditori capiranno che bisogna investire in marketing di qualita’, all’estero.

Nessuno ha alzato un dito per sostenere la nostra impresa e quella dei nostri colleghi artigiani, i tanti che hanno già chiuso e quelli che chiuderanno a breve”.

Tuscan Jewels e’ l’organizzazione che sta “muovendo il dito” e spero che altri si uniranno al progetto cosi’ da essere piu’ veloci, piu’ efficaci e piu’ forti.

Non so cosa dovrebbe fare il Comune, ma so che hanno rovinato questa città.

Su questo siamo d’accordo, ma e’ anche vero che se gli imprenditori comincieranno a capire che il futuro della vendita si chiama “estero” ed “e-commerce”, sara’ il comune poi a piangere da solo per veder sparite aziende come la vostra, mentre l’impresa continuerebbe a vivere.

Firenze non è più il gioiellino per i turisti. La nostra città è fatta di grandi marchi di abbigliamento e pizza a taglio.

SOLUZIONE

1) cambiare le strategie aziendali investendo sul marketing estero ed e-commerce per poi diventare un grande marchio e potersi permettere di avere lo show-room e la vetrina per i compratori locali (turisti). L’80% del fatturato di Luisa Via Roma viene dalle vendite online. Luida Via Roma, come molti altri marchi, e’ in mano ad imprenditori veri.
2) Aprite una pizzeria al taglio

Ci siamo arresi.

Mi dispiace profondamente. Mi dispiace per le persone (ci conoscemmo di persona, 12 anni fa) e mi dispiace perche’ so che perdendo voi, il Made in Italy toscano ha perso un qualcosa di valido.

In un mondo di commercio globale, le potenzialita’ offerte dai mercati esteri sono oggi, per molte aziende italiane, una soluzione obbligatoria non solo per la crescita ma anche per la sopravvivenza. Infatti, molto spesso, la ragione dietro alla chiusura di molte aziende italiane (come la Brandimarte) sta proprio nel non aver saputo organizzarsi sotto l’aspetto del marketing estero.

La Brandimarte di Firenze e’ una di queste aziende, che nonostante un prodotto ottimo e con un eccellente storico di piu’ di 60 anni di attivita’, e’ arrivata all’inevitabile chiusura, dopo essersi indebitata investendo (anzi meglio dire “gettando”) soldi nei reparti e nelle risorse sbagliate. Un’azienda campione, la Brandimarte, fra migliaia (ma forse piu) di aziende italiane che sono state costrette a “tirar giu’ il bandone”, per non aver capito che i clienti oggi si debbono andare a trovare a casa loro. Aziende, come la Brandimarte, il cui business era fondato sul traffico locale (negozio) che, dimuniendo fino a quasi sparire, ha portato le vendite a zero e quindi la chiusura.

Prodotti di ottima qualita’, destinati a scomparire dal mercato perche’ le aziende non sono in grado di raggiungere i potenziali compratori, dove essi sono. Aziende e marchi con un passato ed una tradizione di successo ma con un canale di vendita inadeguato, insufficente, (la bottega).

E’ importante capire questo semplice concetto:

In Italia il potere d’acquisto e’ sceso (parecchio) e la qualita’ del prodotto, da sola, non e’ piu’ sufficente a garantire risultati positivi.

L’ho detto molte volte negli anni passati…l’errore piu’ grosso che le imprese italiane abbiano fatto e’ stato quello di puntare alla riduzione dei costi di produzione al fine di avere prezzi piu’ competitivi. Hanno fatto il gioco delle grandi potenze manufatturiere di bassa qualita’ come la Cina e l’India, autodistruggendosi. La soluzione era quella di limitarsi nella quantita’ della produzione invenstendo quindi di piu’ sulla qualita’ del prdotto.

Il flusso di compratori stranieri benestanti in Italia non e’ piu’ quello di una volta. Questo non significa che i compratori non ci siano piu’ e questo non significa che non siano piu’ interessati al nostro prodotto.

La parola chiave a questo scopo e’ “Marketing di Qualita’”. Ogni azienda che produce qualita’ dovrebbe organizzarsi internamente con un ufficio marketing capace e con esperienza su mercati internazionali. Molte aziende oggi si ritrovano a capire la validita’ di questo tipo di reparto ma purtroppo, in molte, non hanno piu’ le risorse finanziarie in grado di organizzarsi di conseguenza.

Gabriele Cripezzi