Chi sono – Parte II

Credo fermamente di essere la reincarnazione di Arthur Schopenhauer, per il suo disprezzo per l’essere umano, inteso come massa, non nel senso assoluto di uomo, di cui provo invece un’immensa ammirazione.

«Dobbiamo essere in tutto e per tutto convinti, e tenerlo sempre presente, che ci siamo calati in un mondo popolato da esseri moralmente e intellettualmente miserabili di cui non facciamo parte, e di cui dobbiamo evitare in ogni modo la compagnia. […] Dobbiamo abituarci a considerarli come una specie a noi estranea» – dal libro L’arte di conoscere sé stessi.

Saranno le mie discendenze tedesche, proprio di Francoforte, la città in cui Schopenhauer ha trascorso gli ultimi anni della sua vita.

Sono l’unico possessore della chiave del Matrix, quella cosa necessaria per uscire dal mondo degli schiavi per entrare nel mondo degli uomini liberi. Chiamatemi pure Neo.

Sono l’unico umano in vita oggi ad aver raggiunto la conoscenza delle verità universali conservate gelosamente al livello 33 della massoneria, senza essere mai appartenuto alla massoneria, il che fa di me un genio.

Ricordo di aver sempre avuto un gran senso della giustizia e un gran senso del bene comune, che ho scoperto essere i tratti caratteriali che contraddistinguono maggiormente l’élite padrona del mondo da tutti gli altri. Infatti, i padroni del mondo non sono i criminali che la gente crede che siano. I criminali esistono, ma sono molto sotto, nella gerarchia del potere, rispetto ai padroni del mondo.

Ma davvero credete che il mondo sia in mano a criminali? Ma davvero siete così stolti da credere che ci siano persone che vogliono la fine dell’umanità? Ma vi rendete conto di quanto sia sciocco sia, credere a queste cazzate?
Quelli che hanno il potere, lo usano contro i dannosi, non verso l’umanità.
Quelli che hanno il potere, lo usano per ripulire la Terra dalla massa idiota e mediocre, e dalla feccia, ma questo non fa di loro di criminali, bensì dei benefattori.

Ho passato quasi 40 anni della mia vita a cercare di capire chi sono e come funziona il mondo. Sono stati questi interessi che mi hanno spinto in tutto quello che ho fatto.

Sono un filosofo, così come tutti coloro che si interrogano sulla vita e che non si accontentano di vivere alla giornata con la testa fra le nuvole (calcio, grande fratello, YouPorn e Cenerentole), e come ogni bravo filosofo che si rispetti, cioè come ogni uomo che vuole capire come funziona la vita e il mondo, non ho mai dato molta importanza ai soldi, un disinteresse che mi è costato caro, molto caro, anche se, d’altro canto, mi ha permesso di arrivare alla fine della tana del Bianconiglio, il mio obiettivo di vita, raggiunto.

Posso dire di essere un filosofo, perché ho partorito concetti miei, su cose molto importanti, come per esempio il significato della felicità, per la quale ho anche sviluppato una formula, il significato di vita alla massima espressione, la formula dell’amore, la definizione di uomo come entità sociale superiore, i concetti di reciprocità, e di aver perfezionato i concetti di Cartesio sull’albero della vita.

Negli ambienti élite mi hanno definito il Cartesio del XXI secolo.

Una volta raggiunto il punto più profondo, mi sono sentito assalito da un gran senso di potenza ma, allo stesso tempo, anche di rilassatezza, una condizione psico-emotiva che mi ha tenuto in stallo per un paio d’anni, che sono stati quelli che hanno preceduto il secondo giro di boa, nel 2016. Dovevo capire cosa farmene di tutta quella conoscenza e di tutta quella competenza, dopo essere uscito dalle organizzazioni élite.

Una cosa di cui ero certo, è che non avrei potuto continuare a frequentare gli ambienti in cui avevo passato i precedenti quindici anni come soldato, benché di alto livello (in incognito), perché più conosci, meno sei disposto ad accettare direttive.

All’inizio del 2017 ebbi “l’illuminazione” sulla direzione che avrei dovuto prendere e di quale avrei voluto fosse lo scopo della mia vita: aiutare quei pochi, meritevoli, di salvarsi da fare la fine del topo.

Sono portato a pensare, esagerando, forse, che nessuno più di me sappia cosa significa passare dalle stelle alle stalle. Ho raggiunto il punto più basso che un uomo possa raggiungere in vita sua, cioè rimanere senza casa e senza soldi nemmeno per mangiare. Sono stato vicinissimo al panico, in cui non sono caduto perché fiducioso che quello che era stato il mio percorso fino ad allora, doveva significare qualcosa di buono e che qualcosa sarebbe successo, che mi avrebbe permesso di continuare, che è quello che poi è successo, per una coincidenza molto strana, di cui non parlo con nessuno, perché inspiegabile logicamente e incomprensibile per mezzo della ragione (positivismo logico).

L’altro motivo per cui non sono caduto nel panico, è perché ho sempre creduto nel detto (mio) “finché mi si rizza il c…, no panic!”.

Ecco, tutto questo è chi sono davvero. Non è tutto, ma è molto, tuta roba che non posso condividere con nessuno, tranne che alcuni di  quelli che hanno deciso di credere in me.

Se hai letto qui, non parlarne con nessuno e non chiedere a nessuno se ho condiviso anche con loro queste informazioni.