Il capitalismo è davvero il problema?

Il mondo sta passando un momento molto brutto. Con il passare degli anni, ormai da venticinque anni, un numero sempre maggiore di persone sta sempre peggio, mentre sempre meno persone stanno sempre meglio. Va di moda asserire che il problema è il capitalismo, o meglio nel sistema economico capitalista. SI dice che “il capitalismo è una ghigliottina sul collo della gente”. Ma siamo sicuri che sia proprio il capitalismo il vero problema? Siamo sicuri che la radice del problema sia veramente il capitalismo? Credo proprio di no.

Il capitalismo è un sistema economico che si basa sul concetto che il capitale è quello che server ad ognuno a creare profitto. Ci sono diversi tipi di capitale, fra questi quello finanziario (i soldi), quello naturale e quello umano.

Il capitale umano è suddiviso in capitale sociale, capitale intellettuale, capitale fisico, il talento, le abilità e altri tipi che fanno parte delle risorse umane. Il capitale naturale è suddiviso in capitale animale, vegetale, geologico, e altro che fa parte della natura.

Quello che contraddistingue l’uomo dagli animali e dagli altri esseri viventi sul pianeta non è solo la parola e la consapevolezza della morte, bensì le capacità produttive. Senza entrare a discutere il perché, da qualche parte è stato deciso che l’uomo facesse parte del ciclo della vita sulla terra, e se a l’uomo sono state conferite certe capacità intellettuali e biologiche che gli permettono di produrre più degli altri esseri viventi, un motivo ci sarà!

Nel corso della nostra vita apprendiamo per migliorarci sempre di più, ma a che fine? A fini produttivi, perché produrre è il senso della vita. Che si svolgano attività a fini economici, cioè di creazione di benessere economico, oppure che ci si dedichi ad attività che ci fanno stare bene dentro, cioè a fine di benessere spirituale, si parla sempre di produttività e di produzione. Quindi, possiamo dire che il senso della vita è produrre, e possiamo definire l’uomo come il produttivo fra gli esseri viventi.

Un insegnante produce reddito insegnando, cioè passando quello che ha studiato e imparato ad altri, i suoi allievi. Un’attività di fornitura di ricchezza spirituale che nell’allievo diventa conoscenza e preparazione. L’insegnante in cambio riceve un compenso economico.
La stessa attività di insegnamento, se non fosse remunerata finanziariamente, magari verrebbe fatta per altri tipi di compenso, per esempio per uno scambio di conoscenza o per semplice piacere di dare. La soddisfazione e la gioia che l’insegnante può provare è quello che comunemente si può descrivere come un qualcosa che “ti far star bene dentro”. Si potrebbe dire quindi che, in quest’ultimo caso, l’attività dell’insegnante non è a scopo di arricchimento economico ma spirituale, perché quello che ottiene in cambio non arricchisce il portafogli ma lo spirito. La conoscenza è il capitale dell’insegnante che, in entrambi casi, si trasforma in produttività, sia questa economica che spirituale. Produrre è il senso della vita.

Il nostro insegnante trasforma il suo capitale intellettuale (la conoscenza) in soldi o in gioia. Cosa fa di male? Niente! Quindi converrai con me che se si guarda il capitalismo da questa prospettiva, il capitalismo non è il problema.

Quando si fa un regalo si produce (gioia) in qualcun’altro. Quel regalo po possiamo aver comprato con i soldi (capitale finanziario) o possiamo averlo creato con le n nostre mani utilizzando le nostre abilità (capitale intellettuale).

Le stesse dinamiche avvengono a tutti i livelli e in tutti i tipi di attività che l’essere umano può svolgere. Pensateci quanto vuoi…non esiste niente che non si faccia a fini di produttività e non esiste niente che possiamo produrre senza l’investimento di qualche tipo di capitale!
Dire che il capitalismo è una ghigliottina sul collo della gente è un’offesa alla meritocrazia e un inno al comunismo, quel tipo di economia che prevede che lo Stato possieda tutti gli strumenti di produzione (aziende) e che poi distribuisca i profitti in parti uguali al popolo. Il comunismo è il viatico verso l’inviluppo e il regresso, mentre il capitalismo è il viatico per lo sviluppo e il progresso.

Allora dove sta il problema del malessere sociale di oggi, se non nel capitalismo? Il problema sta nel fatto che sono troppi pochi quelli che hanno a disposizione o sanno acquisire capitale e che lo sanno usare per produrre. In altre parole, sono troppi pochi quelli che sanno sfruttare il capitalismo.

I dati sulla distribuzione della ricchezza mostra chiaramente che quelli che stanno bene sono sempre meno, e stanno sempre meglio, mentre quelli che stanno male aumentano sempre di più e stanno sempre peggio. La ragione di questa disuguaglianza va ricercata nel fatto che sono sempre meno le persone con capitale di valore a disposizione che sanno trasformare in soldi, mentre sono sempre di più quelli che si debbono accontentare delle briciole.

Il capitale più importante su cui possiamo contare e su cui dobbiamo credere e investire prima di tutto, siamo noi stessi. Parte tutto da noi. Siamo noi che con la nostra conoscenza e la nostra preparazione possiamo decidere su cosa investire e di che tipi di capitali abbiamo bisogno. Ognuno di noi, a livello individuale, siamo la nostra prima risorsa e il nostro primo capitale, e il successo, i traguardi e il livello di benessere che possiamo raggiungere è di conseguenza alle scelte che facciamo. Saper fare le scelte giuste, sia in termini di capitale e risorse su cui investire, che in cosa investire, è la chiave del successo. Scelte fra cosa? La parola chiave qui è valore. Dobbiamo saper riconoscere il valore delle cose in cui vogliamo investire, e dobbiamo puntare ad aumentare il valore. Più alto è il valore del capitale che abbiamo a disposizione da investire nelle nostre attività produttive, più ritorno otterremo, più benessere saremo in grado di creare, per noi e per gli altri.

Svolgere attività da cui poter imparare significa investire su noi stessi a fini di arricchimento spirituale. L’arricchiento economico è la conseguenza dell’arricchimento spirituale. la formazione di noi stessi consegue in benessere individuale, e allo stesso modo la formazione degli altri consegue in benessere sociale. Più ricchi siamo come società, più benessere sociale potremo creare.

Per questo motivo Andrew Carnegie, il magnate dell’acciaio americano, diceva che “non ci si può arricchire senza preoccuparsi di far arricchire anche altri”. Filosofia filantropica. Ma allora perché il mondo sta male, se gente come lui si preoccupava per gli altri? Semplice… perché preoccuparsi di far arricchire anche altri non significa tutti gli altri. Cosa è successo? E’ successo che si sono messi d’accordo fra pochissimi per controllare tutti i mercati e tutti i governi, e hanno agito in modo da mettere in condizioni altri, pochi altri, di arricchirsi in cambio di servizi.

L’uomo è corruttibile e per i soldi si venderebbe la mamma. Ne bastano pochi per cambiare le sorti dell’umanità, ed è proprio quello che è successo. Si sono trovati, hanno sposato un credo, hanno sviluppato un piano che gli ha permesso, in cent’anni, di arrivare a impossessarsi di tutto e di tutti sulla terra. Faceva parte del piano l’impoverimento delle masse, non solo a livello economico ma anche spirituale.

Se non hai un piano, molto probabilmente finirai vittima del piano di qualcun altro. E indovina cosa hanno in serbo per te? Non molto! – Jim Rohn

Miliardi di individui mediocri e poveri spiritualmente che producono pochissimo per se stessi ma moltissimo per loro, i padroni.

Il capitalismo non è il problema, il problema è l’ignoranza, la mancanza di preparazione e l’incompetenza delle masse.

Se comunque vogliamo puntare il dito verso qualcosa su cui non abbiamo controllo, allora puntiamolo sul sistema finanziario del mondo moderno, che si basa sulla creazione della moneta dal nulla e sulla riserva frazionaria.